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La necropoli punica

La necropoli punica di Villamar si affaccia sulla piazza ex Municipio di via Roma, strada principale del paese, lungo la SS 197, una via di penetrazione verso l'entroterra che in parte giustifica la nascita di questo antico insediamento, di grande importanza anche nel contesto attuale. Questo abitato si trovava in un territorio molto fertile solcato dal Flumini Mannu che, oltre a costituire un'importantissima risorsa idrica, poteva forse rappresentare anche una via di trasporto, ipotizzando la sua navigabilità nell'antichità.

Le prime tombe della necropoli furono rinvenute nel 1984, con un intervento di scavo effettuato a seguito di alcuni lavori pubblici in un vicolo della Via Vittorio Emanuele. Ulteriori indagini furono effettuate tra il 1991 e il 1992 dalla Soprintendenza Archeologica per le Province di Cagliari e Oristano, coordinate da professor Giovanni Ugas, in un adiacente lotto di terreno originariamente destinato a un centro per gli anziani. Nuove ricerche sistematiche, tuttora in corso, sono riprese nel 2013 nella stessa area grazie a una concessione ministeriale ottenuta dal Comune di Villamar, sotto la direzione scientifica dapprima di Piero Bartoloni, seguito da Elisa Pompianu. Alla missione di scavo contribuiscono anche l'archeozoologo Gabriele Carenti e l'antropologa Clizia Murgia, nonché numerosi studenti e studiosi di archeologia, grazie a una convenzione con l'Università di Sassari.

L'abitato di riferimento, noto attraverso sporadici ritrovamenti effettuati nell'area compresa tra la chiesa di San Pietro e quella di Antoccia, sorgeva in luogo dell'attuale centro storico, in una piccola altura situata in prossimità di un guado del Flumini Mannu.

Il sepolcreto insiste anche al di fuori dell'area archeologica, estendendosi almeno verso Sud-Est, anche se la sovrapposizione parziale dell'abitato moderno impedisce una chiara lettura dello sviluppo della necropoli, che dovette essere piuttosto estesa.

Attraverso i corredi delle tombe e dei materiali rinvenuti nell'area in questi anni di scavi e ricerche, si è ipotizzato l'uso della necropoli tra il IV e la fine del III secolo a.C., corrispondente verosimilmente alla vita dell'insediamento punico.

Complessivamente sono emerse sinora una cinquantina di tombe di varia tipologia: camere ipogee con ingresso a pozzetto e con camera quadrangolare o con piccola nicchia ovale, tombe alla cappuccina e sepolture infantili in anfora (enchytrismoi). Sono numerose anche le tombe in fossa, scavate nella roccia di forma quandrangolare o ovale, oppure nella terra.

Nella necropoli, per quanto è stato possibile documentare sinora, trovarono spazio le sepolture sia di adulti che di bambini; in alcuni casi questi ultimi vennero deposti in tombe apposite, come gli enchytrismoi sopracitati o in fossa scavata nella terra. È attestata anche la loro presenza in fosse o negli ipogei insieme agli adulti, oppure in un caso la fossa occupata da adulti venne liberata per far posto a un bambino.

Una pratica documentata nella necropoli di Villamar è quella della deposizione di oggetti sopra la copertura di alcune tombe, evidente sinora in due casi: si tratta di oggetti da mensa, con forme chiuse e/o aperte destinate rispettivamente al versamento e al consumo rituale di liquidi e di pasti nei pressi delle sepolture, a testimonianza di usanze connesse col culto dei morti. Altri risultati straordinari riguardano la presenza in questi rituali funerari di animali come gli ovicaprini, i cani, i bovini e gli uccelli.

Tra le tombe rinvenute, particolare attenzione meritano le tombe ipogee a camera, che costituiscono contesti rari nel panorama delle conoscenze della civiltà punica nel Mediterraneo, straordinari anche per l'eccezionale stato di conservazione dei resti scheletrici.

L'approccio multidisciplinare dello studio sinora condotto ha rivelato anche numerosi dati molto interessanti sotto vari aspetti che sono stati approfonditi in alcuni contributi scientifici: anzitutto la ricostruzione dei rituali funerari e quindi le credenze e le specificità culturali della comunità che abitata il sito di Villamar, ma anche, ad esempio, le attività lavorative e le abitudini quotidiane, fondamentali per la definizione dello stato sociale dei defunti. Su un campione di ossa sono state effettuate analisi sugli isotopi, importanti per la conoscenza anche delle pratiche alimentari, e altre sul DNA, che hanno permesso di stabilire che nell'area archeologica furono seppelliti defunti anche di origine africana.

Tomba 28 Tomba 28 Interno della Tomba 16 Interno della Tomba 16

Fonti:

E. POMPIANU, C. MURGIA, Nuovi scavi nella necropoli punica di Villamar. Un primo bilancio delle ricerche 2013-2015, in G. SERRELI, R. T. MELIS, C. FRENCH, F. SULAS (a cura di), Sa massarìa. Ecologia storica dei sistemi di lavoro contadino in Sardegna, (Europa e Mediterraneo. Storia e immagini di una comunità internazionale, 37), Cagliari 2017, Tomo I, pp. 455-504.

E. POMPIANU, Nuovi scavi nella necropoli punica di Villamar (2013-2015), Fold&r 395, 2017

E. POMPIANU, La necropoli ipogea di Villamar (Sardegna-VS): i corredi funerari di età punica, in M. GUIRGUIS (a cura di), From the Mediterranean to the Atlantic. People, goods and ideas between East and West, Atti dell'VIII Congresso di Studi fenici e punici (Carbonia-Sant'Antioco 21-26 ottobre 2013), Folia Phoenicia I, Pisa-Roma 2017: 321-328

Approfondimenti:

https://www.nature.com/articles/s41598-020-65407-0

https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0235080

https://www.nature.com/articles/s41467-020-14523-6

Progetto: i Cartaginesi a Villamar

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